IL MONDIALE VISTO DA EZIO FERRO

L’eredità della Finale del Mondiale, splendida conclusione di una manifestazione entusiasmante, è una cravatta con il logo dell’evento e un viso nettamente più rilassato. Ezio Ferro, Presidente del C.R. Piemonte, ci parla con la voce roca: smaltita l’adrenalina i malanni vengono a galla, ora è possibile ammalarsi, avere la febbre, tossire. Prima, chiaramente, no: c’era un Mondiale da portare a termine.

– Ezio Ferro, uno spettacolo così a Torino si è visto raramente concorda?
“Sì, decisamente. Uno spettacolo da brividi per tutti gli appassionati di pallavolo e di sport”.

– Si può dire una fase finale perfetta?
“Sicuramente qualche problema c’è stato, ma dietro le quinte. Impossibile che tutto sia stato perfetto, a livello di gestione della biglietteria centrale, ad esempio, poteva andare molto meglio. Sicuramente qualcosa è andato a rilento perchè non erano state previste bene le quantità di biglietti per sponsor e vip”.

– In ogni caso un successo di pubblico strepitoso…
“Il bagno di folla è stato una visione di quanto fatto, le manifestazioni precedenti non avevano avuto questo eccezionale richiamo perchè non eravamo riusciti a convogliare le risorse investite quest’anno per comunicare l’evento. Il look della città, la vestizione pallavolistica,  è stato forte: chi girava per Torino pensava di essere tornato al periodo olimpico. Ci hanno chiesto di tenere su gli stendardi fino a Natale, di comprarli. Dai tempi dell’Olimpiade non succedeva qualcosa di così grosso (sorride). Il resto lo fa l’evento, due sold-out anche nelle giornate in cui l’Italia non c’era più testimoniano la qualità dell’appuntamento”.

– Qual è stata quest’anno la ricaduta economica dell’evento?
“Mi hanno telefonato chiedendomi se avevamo qualche contatto o convenzione particolare con alberghi perchè non riuscivano più a trovare posti in hotel. Questa è la certificazione massima. Ho letto che la Camera di Commercio con il suo Osservatorio ha dichiarato che questo evento ha creato un boom di presenze. Ed è la seconda volta, dopo gli Europei del 2015: vuol dire che probabilmente qualcosa di vero c’è, se il settore alberghiero e ristorazione recepisse per bene il potenziale del volley, ci chiederebbe di portare manifestazioni di alto livello a Torino con continuità”.

– C’è qualcuno che vuole ringraziare particolarmente?
“Volontari, collaboratori, hostess, professionisti, tutti coloro che hanno contribuito a questo successo. Ma un rigraziamento particolare va a chi mi ha sopportato, per me è stato un mese durissimo, chi avevo intorno l’ha patito. E mi spiace molto”.

– Dalla Top Teams Cup del 2005 alla Finale del Mondiale 2018: il punto più alto della pallavolo torinese?
“Si, in assoluto, qualcosa di incredibile. Il futuro? Se vorranno darci ancora qualcosa andrà rivisto bene, perchè il 40% degli sforzi fatti stavolta si poteva evitare, se tutto fosse stato coordinato bene dal centro fiin dall’inizio. Ci va un metodo di gestione centrale più chiaro su tutto ciò che si deve fare, senza subire troppe varianti in corso d’opera. Basta saperle prima le cose, sapere con precisione “chi fa cosa…”, anche se si tratta delle finali e, quindi, con possibili interventi dell’ultimo minuto”.

– Cosa manca a Torino per avere la Serie A maschile?
“Torino è sempre stata pronta per Serie A, lo dico da 20 anni. Altrimenti non si capisce perchè a Cuneo possa stare e a Torino no. Un connubio tra dirigenti sportivi ed enti locali che genera una Serie A. Se a Novara non ci fosse stata l’amministrazione comunale a partecipare con Agil, supportandola per la costituzione di un pool di sponsor, probabilmente non avremmo la Serie A. Sono contento che il basket abbia trovato Fiat e un’amministrazione che dà una mano, la stessa cosa poteva capitare per la pallavolo. E magari, ora, succederà”.