LA SINDROME DI BRAD PITT E IL FUTURO DEL VOLLEY MASCHILE: SEMPLIFICARE E’ LA STRADA INDICATA DA VELASCO

In due puntate Vi presentiamo una sintesi del bellissimo incontro promosso dal C.R. Piemonte e voluto dal Prof. Julio Velasco, con i dirigenti ed i tecnici delle squadre giovanili piemontesi, per parlare e raccogliere impressioni della base, lasciando un messaggio importante di entusiasmo e motivazione per riportare il settore maschile al ruolo trainante che ha avuto per il nostro movimento fino ad una quindicina di anni fa…

IL MOMENTO DEL VOLLEY MASCHILE…
“Non pensiamo che la situazione sia negativa o non sufficientemente buona. Anzi, a livello di Nazionali giovanili non abbiamo un problema, siamo in una buonissima situazione. Ci sono ragazzi bravi in tutte le categorie, anche i 2005, che abbiamo visto con Monica (Cresta, ndr), o i 2006”.

IL MOVIMENTO DI BASE…
“Quando abbiamo iniziato questo ciclo insieme alla Federazione, mi è stato chiesto di occuparmi anche del territorio. Perché se non ci diamo una mossa la pallavolo maschile rischia di diventare un’appendice. La pallavolo femminile è diventata il “calcio” delle ragazze, si nutre anche delle figlie dei giocatori di basket. Mentre noi abbiamo figli di giocatori famosi (Giani, Bernardi, ndr) che giocano a basket. Ho pensato di capire cosa succede a livello territoriale…”

BASE ED ECCELLENZE: LE MODIFICHE
“Un conto è come  sviluppare la pallavolo sul territorio, un altro come selezionare atleti per le Nazionali giovanili: non c’è correlazione. Non c’entra niente. Le modifiche proposte sono state fatte per facilitare il reclutamento e combattere l’abbandono. Abbiamo un problema soprattutto di quantità. Magari non è un problema molto presente in Piemonte, ma credo che  inconsciamente noi allenatori, negli ultimi 30 anni, abbiamo pensato sempre a come saranno i giocatori in futuro. Guardiamo un ragazzino e pensiamo “questo non arriva”. Ma dove deve arrivare? Questo paradigma culturale lo dobbiamo cambiare completamente, dobbiamo andare a cercare qualunque tipo di maschietto che vuole giocare, anche se è alto 120 centimetri e pesa 120 chili”.

PERCHE’ AUMENTARE LA QUANTITA’…
“In Argentina uno dei club più importanti di Buenos Aires è sostenuto dal mecenatismo di un ex giocatore che era scarsissimo. Ma è sempre stato un appassionato di volley, si allenava tantissimo, ma non giocava mai. Oggi ha un figlio che gioca a pallavolo e lui, diventato imprenditore, mette i soldi per la pallavolo. Magari reclutiamo ragazzi che poi diventeranno ministri, presidi di una scuola, imprenditori. Dove devono arrivare? Magari da un’altra parte, non per forza su un campo da volley, ma saranno utili al nostro mondo”.

L’ESEMPIO PANINI MODENA…
“La Panini, inizialmente, accettò di comprare un gioco di maglie. Solo le maglie.  Poi è nato l’entusiasmo, è cresciuta la passione, e gli uffici del volley sono stati trasferiti dentro l’azienda. Per questo motivo noi dobbiamo reclutare tutti”.

SERVONO ALLENATORI EMPATICI…
“In Argentina mi è capitato di dover scegliere per un’Under 14 e un’Under 16, tra un allenatore che tecnicamente valeva 8 e un altro che valeva 6. Chi valeva 6 era empatico, l’altro era bravo ma un tedesco nato in Argentina. Ho scelto l’empatico, perchè convinceva i ragazzi. Non basta aver capacità tecniche, dobbiamo essere capaci a convincere i ragazzi a giocare a pallavolo”.

LA “SINDROME DI BRAD PITT”
“Spesso si verifica quella che io chiamo la “sindrome di Brad Pitt”. Quando eravamo adolescenti e ci piaceva una ragazza, mica aspettavamo che venisse lei. Brad Pitt poteva, noi no! Il calcio è Brad Pitt e noi i comuni mortali. Quindi c’è da lavorare. Reclutare è come corteggiare: parli con le amiche, se  le piace vai ad ascoltare anche i concerti di canti gregoriani. Con i ragazzi da reclutare, facciamo come Brad Pitt o come quando c’era una ragazza che piaceva a tutti? Cerchiamo di sedurre o no?”

I PROBLEMI QUOTIDIANI…
“Ipotizziamo di essere allenatori con tanta voglia di allenare. Ci danno un’Under 14 o un’Under 16. Parliamo con un ragazzino, parliamo con la mamma e lei ci chiede: “Quante volte vi allenate”?
La risposta più scontata è “tre volte più la partita”. Ma all’inizio per reclutare, ripensiamo al Canto Gregoriano! Mettiamoci nei panni della mamma, che diventa una tassista! Lo vuole portare in palestra una volta sola? Va benissimo. Due? Meglio. Poi quando il virus della pallavolo è ormai in circolo, al bimbo si illuminerà il viso ogni volta che parlerà di allenamento.  I ragazzi vincono per sfinimento e la mamma li porterà tre volte”.

IL CALCIO COME NEMICO?
“Vediamo spesso il calcio come un nemico. Io quando allenavo minivolley avevo un gruppo piccolo. E ho detto ai miei ragazzini che ognuno doveva portare amico. Li prendevo per sfinimento. Ma poi subentra un altro problema: se portano un amico, si ritrova a fare un’ora tecnica di palleggio come primo impatto e probabilmente non gli piace. Piuttosto tutti i santi giorni, almeno per una parte, facciamoli giocare a calcetto. Lo scorso anno a Modena, in serie A, ho fatto giocare due volte a calcetto. A chi pensa “ah no, io calcetto no, perchè la pallavolo…” suggerisco di pensare a Brad Pitt. Organizzavo tornei in cui il punteggio era pallavolo + calcetto e davo loro dei premi. Bisogna reclutare come facevano i partigiani nell’epoca del fascismo. Porta a porta e privatamente”.

IL PERCHE’ DELLE MODIFICHE PROPOSTE…
“Sono relative al futuro, non a oggi. Abbiamo un grande svantaggio con gli altri sport: mio nipote gioca a calcio e loro tirano subito in porta, come in tutti gli sport di squadra. Non tutto lo sport è bello: io sono appassionato di calcio ma guardo la sintesi della Champions League. Mi annoia vedere tutta una partita: non è che il calcio sia più attraente, è bello da giocare perchè fin da bimbi tiriamo il primo giorno. Si pensa al futuro, “tra quattro anni”, ma non si pensa al presente. Abbiamo problemi per fare tre tocchi, per reclutare i ragazzi e ci preoccupiamo di come saranno i centrali domani?”

SPECIALIZZARE…
“Facciamo un esempio prendendo un centrale come Piano, che gioca in Nazionale: come giocherebbe in ricezione? Male, evidentemente. Quando da ragazzino inizio a giocare devo fare le cose più difficili e in Serie A le cose più facili? Il cervello non funziona in questo modo, basta parlare con un dottore per capire che il cervello sviluppa collegamenti neurali precisi. Quindi dobbiamo farli sviluppare il più in fretta possibile”.

PERCHE’ NON FISCHIARE LA DOPPIA…
“La domanda che mi fate è “allora gli allenatori non insegnano più a palleggiare”?. 
Per 40 anni mi sono confrontato con gli arbitri perchè pensavo che volessero insegnare la tecnica ai giocatori. Fischiano più doppie in Under 14 che in serie A. Se non si fischia non si impara la tecnica? La qualità tecnica si insegna sempre. Se fosse un vantaggio sarebbe così, ma un’alzata in doppia è uno svantaggio. Infatti la trattenuta la fischiamo. Sarebbe un vantaggio se si potesse attaccare di seconda, e infatti non si può fare e si deve fischiare”.

MULTISPORT E PSICOMOTRICITA’…
“Sappiamo giocare a calcio? Sì. Andare in bici? Sì. Nuotare? L’80/90% delle persone, sì. Ma quando andiamo in discoteca, impariamo il ballo del momento in due minuti, e senza allenatore. Sciano quasi tutti. Non è sufficiente? Sono necessari 15 minuti di psicomotricità? Nel mondo di oggi vogliamo tutto subito. Ma è improponibile, oggi più che mai. Dobbiamo SEMPLIFICARE il modo di giocare, reclutare, allenare. Facciamogli prendere il virus, poi gli insegneremo tutto il resto”.

 

IL DIVERTIMENTO…
“Se osservate i bambini piccoli, vedrete la serietà con cui giocano. Anche quando giocano con i cubi. Perchè il divertimento sta nel riuscirci, così come con il puzzle. Quando non gli viene si innervosiscono. Quando, da molto piccoli, provano a salire su una sedia e voi li aiutate, cosa vi dicono?  “Faccio da solo”. Feedback. Provano, non ci riescono. Provano ancora, si allenano. E una volta che riescono a salirci facilmente, cambiano obiettivo”.

IL RAPPORTO CON GLI ADOLESCENTI…
“L’adolescente non sopporta la frustrazione perchè è nell’età tipica della competizione con il padre e con gli altri adolescenti. Sentimento presente nelle ragazze, ma ancora di più nei ragazzi. Piuttosto che dire “non ci riesco” dicono “non mi interessa”. Io alla terza volta che un giocatore fa lo stesso errore devo appellarmi alla didattica per non arrabbiarmi, divento una bestia… e in quel momento il giocatore si difende. Se succede nel settore giovanile, anche se fanno errori li correggiamo ma non dobbiamo giudicarli. Non è solo quello che si dice, ma il corpo ha un linguaggio e loro sono svegli, capiscono in un attimo. Diciamo tre o quattro volte la stessa cosa, la ripetiamo perchè pensiamo non abbiano capito… state tranquili, HANNO CAPITO MA NON CI RIESCONO!”

DOBBIAMO COINVOLGERE I GIOVANI…
“Cerchiamo scuse, ma se fossimo noi a non entusiasmarli? Se io insegno subito, devo insegnare poche cose: creo entusiasmo, creo un processo virtuoso. Dobbiamo evitare la situazione di dire ai giovani  “ah, i giovani di oggi…”. Come ci sentiremmo noi se la frase fosse “ah i sessantenni sono così”?. Io gli darei un cazzotto, perchè io sono io. “I giovani, i giovani…” Dicendo che siamo meglio di loro, creiamo sicuramente un entusiasmo incredibile…!”

LO SPIRITO DI SACRIFICIO…
“Si dice che i giovani di adesso non si sacrificano, ma sappiamo cosa voglia dire tre anni di Club Italia più la Nazionale? Undici mesi e mezzo all’anno vissuti in una stanza a 17 anni. Questo è non avere voglia? Io non so se ce l’avrei fatta. I giovani di adesso fanno una scuola difficile, escono e vanno a musica, a inglese.. Ma quando possono andare in centro a vedere le ragazze? Mai, giocano tre campionati. Questo è non avere voglia? Non sarà che siamo noi a creare situazioni eccessive? Tutti devono arrivare? Dove li mettiamo? Tutto questo rende pesante e difficile la situazione, per noi e per i ragazzi”.

AGLI ALBORI DEL VOLLEY…
“Qualche mese fa sono andato alla presentazione di un libro della prima squadra di pallavolo di Modena. Quando si giocava la finale scudetto tra due squadre della stessa città, una legata al PCI e una alla DC. Portavano i pali della rete con la bicicletta, e il rapporto era come nei film di Peppone e Don Camillo… e noi esistiamo grazie a loro. Dove li trovavano i ragazzi che la pallavolo non sapevano neanche cosa fosse? E noi non riusciamo a trovarli con la pallavolo due volte alla settimana in TV, con personaggi come Zaytsev, con la VNL… Come faceva Anderlini? Noi non possiamo fare come loro?
SI, POSSIAMO, ma bisogna eliminare Brad Pitt. Non possiamo aspettare che arrivino, dobbiamo andarli a cercare”.

DOBBIAMO TORNARE A CRESCERE…
“La pallavolo maschile deve tornare a crescere. Non pensare alla Klippan, a Silvano Prandi, a Leone… Uomini straordinari, ci mancherebbe, ma in altre regioni ad esempio hanno il problema opposto. Con le squadre di Serie A che bruciano tutto intorno a loro. Prendono tutti i ragazzini e le squadre piccole perdono motivazioni. Appena troviamo uno cinque centimetri più alto della media, te lo portano via. Vero che manca la Serie A, ma non averla magari evita la razzia. Guardiamo la parte positiva. Poi ci saranno società più grandi che prendono alle più piccole, ma è sempre stato così… Quando c’era la Maxicono, a Parma, hanno preso tutto. E quando è caduta la Maxicono, a Parma è sparito tutto. A Modena, invece, Giuseppe Panini ha sempre detto che non voleva nessuno della provincia di Modena, tranne se ci fossimo trovati di fronte a un nuovo Cantagalli. Gli altri li lasciavamo dove erano. Modena ha avuto diverse crisi, ma il palazzetto, ancora oggi, è sempre pieno. Perchè è la squadra dei modenesi, non la odiano perchè non prendono tutto”.

POSSIAMO FARLO!
“Nel 1989 nessuno credeva che potessimo diventare Campioni del Mondo. E quando sono passato al femminile tutti mi hanno detto “con il maschile hai avuto ragione ma non con le femmine”. Se guardiamo adesso, siamo sicuri che non si potesse fare? Quando sono andato al femminile, molti allenatori hanno detto: “Cavolo, ma allora si può nel femminile!” Compreso Bonitta, che poi è diventato Campione del Mondo. A volte, il segreto, è solo CREDERCI.
“Con i ragazzi del 2005 e 2006 faremo una bellissima Nazionale, ma se non tentassi di creare entusiasmo, di dare idee, di aprire alle vostre idee… e non venite a spiegarmi perchè non si può fare… magari avete ragione”.
“Una volta un’amica di mia moglie, bellissima, ha detto che gli uomini pensano sempre che non ci diano retta, e alla fine non abbiamo con chi uscire. Quando vediamo una bellissima donna con un uomo normale, ci chiediamo “cosa ha fatto quello per riuscirci?” CI HA PROVATO!!!”.

LE SCELTE…
“Noi abbiamo preso queste decisioni per aiutare tutte le società. Funzioneranno? Può darsi. Ci sono idee migliori? Probabile. Ma cosa vogliamo dai nostri Under 14 e Under 16? L’idea nostra è avere più ragazzi, che non abbandonino. Se lo fanno è perchè noi la facciamo complicata. Quando andiamo all’Università da un professore vogliamo che semplifichi il libro altrimenti stiamo a casa al caldo a studiare e poi leggiamo il libro. La teoria complica tutto, a volte è meglio l’empatia”.

I MIGLIORI…
“Gli allenatori più bravi e i giocatori più bravi non sono la mia preoccupazione. Noi non vogliamo allenatori che seguano una linea, io non sono qui per questo. Le linee uniche sono sbagliate, io voglio dare idee. Per fare la carbonara ho bisogno della ricetta, non della filosofia. Questo vuol dire semplificare”.

ANDREA ZORZI…
Avevo detto a Zorzi che per essere la migliore squadra del mondo dovevamo avere alcuni dei migliori giocatori al mondo. Gli ho chiesto “secondo te cosa ti manca per diventare il migliore al mondo?” Lui ha detto “battuta, muro, difesa… tutto”. Quella è la risposta che piace molto agli allenatori. Gli ho risposto: “Raul Quiroga è bravo in battuta? E in difesa? E allora perchè è il migliore del mondo?”, e lui mi ha risposto  “L’attacco!”. Esatto, lui si è specializzato ed è diventato il migliore. Poi abbiamo affrontato altre questioni, consapevoli che tutti, anche i migliori, hanno dei limiti.

FAR SCHIACCIARE DI PIU’, MA NON ABBASSANDO LA RETE…
“Abbassare la rete renderebbe ancora più schiacciante la superiorità di alcuni ragazzi in battuta. Però non posiamo neanche vietare la battuta al salto perchè è nell’immaginario dei ragazzini insieme alla schiacciata. Bisogna trovare una soluzione perchè si possa ricevere e attaccare. Che cos’è peggio, rete bassa e siluri difficili da ricevere o che si riceva anche con qualche difficoltà? Ci stiamo ragionando…”

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