MONDIALE: IL FUTURO DEL VOLLEY AZZURRO

Oltre che la fine del percorso mondiale dell’Italia, delusione per tutto il movimento pallavolistico nazionale, l’eliminazione della squadra di Blengini ha aperto le solite discussioni sul futuro della Nazionale. Gli acciacchi di Juantorena e la voglia di decisarsi alla famiglia a 33 anni, il ruolo di Blengini rimesso in discussione, un ricambio generazionale che stenta a decollare, rischiano di far impantanare il volley italiano proprio nel periodo in cui la Superlega è tornata ad essere il campionato di riferimento per club a livello mondiale. “Chiaramente si punta sempre al massimo, ma l’audience è stato incredibile e la partecipazione straordinaria – il bilancio mondiale del presidente Fipav, Bruno Cattaneo – non sono deluso, il desiderio è sempre quello di primeggiare, di arrivare davanti a tutti. Ce l’abbiamo fatta dal punto di vista organizzativo e da quello del pubblico, meraviglioso, mentre come squadra qualcuno è stato più bravo di noi”. Il rischio è che senza il fisiologico ricambio generazionale e visto l’equilibrio che regna a livello internazionale, l’Italia non riesca a tenere il passo dopo lo splendido argento di due anni fa all’Olimpiade di Rio, ultimo acuto di una squadra arrivata a una svolta, partendo dalla panchina: “E’ evidente che ci siano rinnovamenti in altre nazionali che sono più sensibili rispetto al nostro – prosegue Cattaneo -. Le considerazioni si fanno a mente fredda, con serenità, con l’obiettivo naturalmente di primeggiare”. Non si sbilancia il Presidente Federale, stessa posizione tenuta anche da Blengini, messo in discussione come sempre accade quando i risultati non arrivano: “Quando dicevamo di essere ambiziosi, non pensavamo di sicuro al quinto posto – ammette il C.T. azzurro -. Di sicuro non siamo contenti, le aspettative erano alte ma le ce eravamo create anche noi. Il futuro? Per adesso non voglio pensarci, sarebbe ingiusto nei confronti anche del gruppo che ha dato il massimo in queste settimana di grande lavoro”. Gruppo che potrebbe non avere più la stessa composizione, visti i problemi fisici che continuano a tormentare Lanza da un paio di anni e il desiderio di Juantorena di dedicarsi in estate alla famiglia dopo l’anno sabbatico con la Nazionale preso la scorsa stagione: “Il mio futuro lo deciderò con la mia famiglia – il commento a caldo dell’italo-cubano -, ma penso che questa possa essere stato l’ultimo evento con la maglia azzurra. Ne parlerò anche con Blengini. A mente fredda dico che ancora non siamo pronti a salire sul podio”. Addio che non convince Zaytsev, l’altro uomo copertina del volley  azzurro: “Rimango volentieri in Nazionale, come sempre dò massima disponibilità. Il movimento volley deve fare un salto di qualità, l’entusiasmo mostrato dalla gente deve essere un punto di ripartenza. L’addio di Osmany (Juantorena, ndr)? Le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono ancora lontane per cui mi auguro possa ripensarci”. Certamente oltre a Randazzo, sceso in campo ieri a partita ormai decisa, e qualche altro profilo giovane, il futuro della Nazionale italiana dipende ancora dalle scelte di Juantorena e Zaytsev: il solo Giannelli, 22enne palleggiatore ancora a caccia della consacrazione, non basta a garantire un futuro roseo al movimento.

Quando l’ultimo pallone ha toccato terra, facendo partire la festa della Polonia, si è conclusa almeno dal punto di vista sportivo un’edizione indimenticabile del Mondiale di pallavolo maschile. Per il volley piemontese un momento storico, in cui tutti gli occhi del mondo erano puntati su Torino: una sequela di sold-out da fare invidia alle grandi star della musica internazionale, uno spettacolo  unico nel favoloso scenario del PalaAlpitour. Sono stati cinque giorni di grande pallavolo da parte soprattutto di Polonia, Brasile, Stati Uniti e a tratti Serbia, mentre per Russia e Italia il bilancio non può che essere negativo, almeno dal punto di vista dei risultati. Gli azzurri di Blengini hanno gettato al vento ogni possibilità di qualificazione alle semifinali crollando nel match d’esordio con la Serbia, un 3-0 in favore della squadra di Grbic con parziali da “testacoda” in classifica. Visto il resto del cammino serbo, evidentemente un problema di approccio mentale, a cui si aggiunge la grande prova della Serbia, che ha impresso il segno “più” al suo cammino iridato, concluso al quarto posto. Per quanto riguarda la Russia, campione d’Europa in carica, un’edizione in tono minore con le due sconfitte rimediate da Brasile e Stati Uniti trasformatesi nel capolinea mondiale.

Tornando all’Italia, comunque applaudita dal pubblico torinese e italiano, il rammarico è tanto anche se probabilmente, in questo momento, il reale valore della nostra Nazionale è questo: anche contro la Polonia, la classica partita della vita per l’Italia sul baratro dell’eliminazione, il 1° set è stato un autentico shock. Costretta a stritolare dentro i 60 punti gli avversari, Zaytsev e compagni hanno iniziato a contatto fino all’8-9, crollando di colpo sotto le bordate del polacco Kubiak, salito di livello nel momento di chiudere i conti.

Se dal punto di vista tecnico e sportivo non  è stato certamente un Mondiale indimenticabile, almeno per l’Italia, il bilancio è completamente diverso da quello organizzativo e dell’affluenza di pubblico. Cinque giorni in cui la macchina organizzativa ha messo in campo 13 anni di esperienza, iniziata nel 2005 con la Top Teams Cup per club femminili e che è passata attraverso gironi dei Mondiali, campionati Europei, coppe nazionali e internazionali. Un team di lavoro formato da professionisti, dirigenti sportivi, volontari, appassionati che hanno dato il massimo per gestire al meglio il grande amore della nostra nazione per la pallavolo. Tanti anche i turisti stranieri arrivati a Torino per assistere all’evento dell’anno, oltre 7000 tra polacchi, brasiliani, serbi, russi e statunitensi che hanno visitato musei, occupato camere d’albergo, riempito  ristoranti.

Assistere alle sfide mondiali in un PalaAlpitour gremito da 12.011 spettatori in quattro delle cinque giornate di gara, con l’unico 11.400 per la giornata di giovedì, è un’emozione che la città porterà con sè per anni. E’ stata scritta una pagina indimenticabile dello sport e della pallavolo torinese e piemontese: peccato non poter festeggiare con gli azzurri, anche se questi eventi, proprio per la promozione operata, potrebbero essere realmente il punto di partenza di un nuovo “risorgimento pallavolistico piemontese e italiano”.

 

 

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