UN MONDO INVISIBILE, intervista ad Alessandra Campedelli

“Un mondo invisibile”. La definizione scelta da Alessandra Campedelli per descrivere e raccontare il mondo dei non udenti è decisamente calzante, specialmente quando si parla di sport. Una parentesi positiva e decisamente meritata si è aperta lo scorso anno, quando la Nazionale Italiana Sorde ha conquistato l’argento alle Olimpiadi Sordi, emozionando tutta Italia con l’Inno di Mameli ‘cantato’ con la lingua dei segni. Un lampo che ha squarciato il silenzio, ha dato un nuovo impulso permettendo la creazione della Nazionale Under 21 Sorde, che a Palermo da lunedì si giocherà il titolo europeo. 
Una settimana ricca di impegni per la Campedelli, allenatrice della Calzedonia Verona Under 16: la squadra veronese è impegnata a Torino per la Finale Nazionale di categoria dopo aver superato la prima fase di qualificazione. Non è un caso quindi che venerdì, sabato e domenica la Nazionale Under 21 si radunerà a Rivoli, permettendo alla Campedelli di essere presente sia con Verona che in azzurro. 

Alessandra Campedelli, quando inizia la sua avventura con la Nazionale Sorde Under 21?
“Ci troviamo venerdì 1 giugno, faremo sabato e domenica a Rivoli e poi partiremo nel pomeriggio per Palermo, dove da lunedì iniziamo contro la Turchia”.

La Nazionale Under 21 è una novità per il movimento pallavolistico sorde?
“Una squadra nuova, nata all’inizio di quest’anno. Per la prima volta uno sponsor ci ha fornito tutto il materiale tecnico (Teamsport.id e OnlyForTeam, n.d.R.). Ci hanno subito aiutato a prendere le sembianze di una squadra vera, lo scorso anno cercavamo delle divise per poter partecipare alle Olimpiadi Sorde: direi un bel salto di qualità”.

Cosa è cambiato?
“Adesso qualcuno ci conosce, con il passaparola, la pubblicità, la televisione: abbiamo trovato tante atlete nuove, una squadra formata per sette undicesimi da atlete che non hanno mai preso parte ad una competizione internazionale. Per alcune di loro neanche un campionato nazionale, molte si sono avvicinate dopo le Olimpiadi. Abbiamo anche un serbatoio di atlete giovani, non convocate per adesso in Under 21, che potranno darci continuità nei prossimi anni. Questa è la più grande vittoria”.

Come ha iniziato ad abbracciare il mondo della pallavolo sordi?
“Ho allenato in 13 Trofei delle Regioni, attualmente alleno la Calzedonia Verona e sono impegnata alle Finali Nazionali di Torino. Io ho un figlio non udente, mi sono accorta che Riccardo nel mondo degli udenti si sentiva a disagio e ho voluto metterlo a contatto con altri ragazzi con questo problema. Ho iniziato ad allenare la squadra di Brescia e da lì mi hanno chiesto di allenare la squadra nazionale, quella che sarebbe poi andata alle Olimpiadi”. 

Da dove provengono le atlete?
“Le atlete giocano tutte nei campionati Fipav, ma c’è anche il campionato italiano della Federazione Italiana Sport Sordi, con Ancona, Alba e Brescia. Le ragazze, per poter entrare in Nazionale, devono essere tesserate anche con la FSSI oltre che con Fipav. Sono ragazze che nei campionati Fipav giocano a un livello più basso di quanto potrebbero fare”. 

Cosa manca per farle raggiungere il loro reale livello?
“Potrebbero giocare a livelli superiori, ma serve maggior pazienza quando si spiega. La sordità è una disabilità invisibile, se non ti rendi conto che la ragazza è sorda ti può capitare di spiegare qualcosa, l’atleta ti dice “sì” ma in realtà non capisce. Tante portano l’impianto, che con i capelli lunghi non si vede, parlano regolarmente: non sono più i sordi di una volta”. 

Quanto l’ha arricchita questa scelta?
“Dal punto di vista umano tanto, tutto quello che ho appreso mi ha aiutato a comprendere meglio anche mio figlio. Ma anche dal punto di vista tecnico, ho escogitato nuovi metodi di allenamento e di comunicazione che hanno avuto la loro utilità anche con gli udenti. Mi ha arricchito anche come allenatore Fipav”. 

Lunedì iniziano gli Europei di Palermo. Con quale obiettivo?
“Nella medaglia ci spero, abbiamo la possibilità di farlo. Ma vogliamo costruire una squadra, un gruppo non focalizzato solo sul risultato ma sulla continuità, sulla costruzione di un percorso che porti ad avere alla fine di questo quadriennio una squadra che possa andare ancora alle Olimpiadi”. 

Si emoziona ancora ricordando l’Argento dell’anno scorso o rivedendo il video dell’Inno nazionale con la lingua dei segni?
“Non è stata una cosa scelta, qualcuna lo cantava, altre stavano in silenzio, altre lo segnavano. Abbiamo trovato una lingua comune, quella dei segni, e da quello abbiamo costruito un aspetto comune che ci unisse. E ci ha dato grande visibilità, siamo ancora invisibili ma il mondo sa che esistiamo”.