VELASCO,  PARTE SECONDA

La seconda puntata della sintesi dell’incontro promosso dal C.R. Piemonte e voluto dal Prof. Julio Velasco, con i dirigenti ed i tecnici delle squadre giovanili piemontesi.

CHI E’ BRAVO A PALLEGGIARE DEVE FARE SOLO QUELLO?
“Sì, quello e basta. I giocatori bravi non sono un problema, neanche nel cambiare ruolo: Renan è diventato schiacciatore in un anno, dopo aver iniziato palleggiatore. Il cervello crea collegamenti neurali, riveste di mielina la fibra neurale e la protegge. Se vogliamo che un movimento sia automatico o efficiente deve essere fatto tante volte. La coordinazione non esiste, ma esistono tante coordinazioni. Chi ha fatto trave in ginnastica artistica non per forza ha maggior coordinazione di altri atleti nel ricevere.”

MOLTI MI DICONO CHE SE UNO CHE PALLEGGIA FA, IN UN DETERMINATO CONTESTO, ANCHE L’ATTACCANTE SI RENDE CONTO DEI PROBLEMI DI CHI ATTACCA…
“Vero, ma io giocherei 4-2 in Under 16 e Under 14. Se osserviamo una partita di Serie A, vediamo che anche i migliori attaccanti del mondo, quando l’alzatore dà una pessima palla, non sanno cosa fare e la buttano dall’altra parte. Qual è il problema degli attaccanti Under 14 e 16? Che insegniamo la tecnica poi però si trovano palle alte, basse, storte. Noi vogliamo che un gruppo di ragazzini possa giocare.“

GLI ERRORI NON SI FISSANO…
“Si produce di tutto, si scrive di tutto. Tranne una cosa: come si impara a giocare a calcio. Eppure siamo un Paese calciofilo. Perchè il calcio si impara senza allenatore. Palla contro il muro, d’esterno, d’interno e perchè in questo caso non si fissa l’errore? Perchè il modello tecnico visivo è nella testa di tutti i ragazzini. Hanno visto il fratello più grande, l’amico. Perchè i figli dei calciatori sono precoci? Perchè hanno visto giocare il papà.  Giovanni Guidetti a 14 anni faceva tutto benissimo, ma era piccolo di statura. Perchè le palestre non sono piene di allenatori con i giocatori? Sono anni che chiedo questo. “

La CLASSIFICAZIONE DEGLI ATLETI GIOVANI NEL FEMMINILE
“TIPO 1: gli indiscutibili, alti e bravi tecnicamente
TIPO 2: fisico o altezza o salto ma tecnicamente così così
TIPO 3: normotipo bravi tecnicamente
TIPO 4: bravi ma se cambiano ruolo“

I CRITERI di SELEZIONE…
“Utilizziamo questi criteri:
– Non valutiamo l’altezza ma il “reach”, il punto più alto raggiunto con il braccio alzato.
– Per il salto, misuriamo l’elevazione
– Tecnica individuale
– Capacità di gioco“

“GIOCARE BENE”
“Una volta in un Corso un allenatore mi ha chiesto: “Secondo lei, che ha allenato tante squadre, cosa vuol dire giocare bene?”. Non ho saputo rispondere. La faccio ad altri e mi rispondono ‘Avere buona tecnica’. Ma non è sufficiente. “

PER GIOCARE BENE…
“Servono tre fasi che io chiamo IER
I: interpretare o leggere o riconoscere una situazione. Non è istinto, che è un processo non razionale consapevole. La grande maggioranza delle decisioni sono non consapevoli. Altrimenti sarebbero lente. Noi allenatori siamo consapevoli, gli atleti devono decidere in una frazione di secondo.
E: Elaborare una soluzione
R: Risolverla tecnicamente“

IL VINCENTE…
“Non esiste il vincente. Le condizioni in cui gli atleti si allenano condizionano la parte tecnica. In Under 14 la mia squadra era la più forte. Poi, in finale ho fatto come nel film  ‘Ogni maledetta domenica’, pronunciando un discorso motivazionale e caricando troppo i miei ragazzi. Un disastro completo. Abbiamo perso 3-0 perché ho messo troppa adrenalina.“

IMPARARE…
“Fate l’esperienza di imparare a qualsiasi età. Vale più di tanti corsi. A qualunque età ci dispiace sentirci idioti. Anche quando ci dicono “ma è facile”. Facile è quello che so fare, quello che non so fare è difficile.“

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